Tutto quello che avreste voluto sapere sui coltelli da cucina. Negli articoli che seguono cercheremo di rispondere alle domande più frequenti per aiutarvi nella scelta, nella manutenzione e nell’utilizzo dei coltelli da cucina. Mettiamo a vostra disposizione la nostra esperienza pluriennale in coltelleria ed affilatura con il fine di guidarvi consapevolmente nel vasto modo dello strumento indispensabile per cuochi professionali ed amatoriali: il coltello da cucina nelle sue mille declinazioni, lame in ceramica, acciaio o damasco, manici in legno, plastica o materiali preziosi come il corno, il modello adatto per ogni operazione in cucina o la semplice manutenzione del tagliente.

Coltelli da cucina: consigli per l’acquisto, opinioni ed esperienza diretta della Coltelleria Iori di Torino

Trasportati dalla passione per questo piatto, abbiamo intrapreso questa divertente avventura: preparare il sushi nelle due forme di cui siamo più golosi, i futomaki (roll con alga esterna) e gli uramaki (roll con alga interna).

Gli strumenti di cui ci siamo avvalsi sono il Makisu di Lékué, tappetino per arrotolare il sushi, e il coltello Yanagiba (Kai linea Wasabi).

  • 360 gr di riso japonica (preparato qualche ora prima)
  • 150 gr di salmone (precedentemente abbattuto)
  • 1/2 Avocado tagliato a bastoncini
  • 3 fogli di Nori (alga secca per sushi)
  • aceto di riso (o di vino bianco)
  • formaggio morbido tipo philadelphia
  • wasabi

sushi lekue 2

La Coltelleria Iori di Torino prepara il sushi con strumenti Lekue e coltelli Kai.

Il riso da sushi ha bisogno prima di tutto di essere lavato in abbondante acqua fredda per eliminare l’amido in eccesso che, se non rimosso, tenderebbe a renderlo troppo appiccicoso. Ripetere l’operazione finchè l’acqua non sarà limpida. Lasciatelo asciugare in un colino per circa mezz’ora.

Il riso giapponese non va scolato, ma deve cuocere assorbendo tutta l’acqua che viene messa nella pentola. Per questo è importante rispettare le proporzioni: la regola aurea vuole che si debba mettere in pentola 1 volume di riso ed 1,5 di acqua.

Portate ad ebolizione senza coperchio, quindi coprite con un coperchio, abbassate la fiamma e lasciate cuocere per 15 minuti o finchè l’acqua non si sarà assorbita. Togliete la pentola dal fuoco, sostituite il coperchio con un panno da cucina e lasciate che il riso termini la cottura nel suo vapore per altri 10 minuti.

Per insaporire il riso, che va cotto in acqua senza sale, si deve preparare una salsa a base di aceto di riso, sale e zucchero.

A questo punto tagliate l’avocado a listarelle e il salmone a fettine.

sushi coltello kai wasabi

Tagliate i fogli di alga nori in due, ciascuna metà sarà sufficiente per ottenere dei roll della giusta dimensione. Sul foglio toverete delle righe che vi aiuteranno sia nel taglio che nell’arrotolamento.

sushi alga coltello kai wasabi

Quando tutti gli ingredienti sono pronti inizia il gioco.

Posizionate il foglio d’alga sul tappetino di silicone e al centro stendete uno strato di riso (per lavorarlo meglio bagnatevi le dita con dell’acqua). Sopra allo strato di riso stendete una fila di salmone e una di avogado e per finire spalmate piccoli ciuffi di formaggio morbido e un pizzico di wasabi.

sushi stuoia silicone lekue 2

A questo punto bagnatevi le dita, inumidite i bordi del foglio di alga che sono rimasti scoperti e, tenendo il tappettino chiudete lentamente, cercando di compattare il rotolo mano a mano che lo chiudete.

Otterrete così un unico roll che andrà poi tagliato in più parti.

sushi lekue 3

Per gli uramaki:

il riso deve rimanere all’esterno, quindi stendete come in precedenza uno strato di riso e poi capovolgete il foglio di alga appoggiandolo dalla parte del riso su un pezzo di pellicola trasparente. Gli altri ingredienti andranno quindi stesi sull’alga.

Andranno poi arrotolati e tagliati sempre con la pellicola trasparente, che toglierete solo a operazione terminata.

sushi lekue

Il Makisu di Lékué, tappetino per arrotolare il sushi, il coltello Yanagiba (Kai linea Wasabi) e le Twin One (le bacchette reversibili a posate) sono in vendita presso il nostro negozio di Torino oppure sul nostro store on-line. Clicca qui per acquistare MAKISU,YANAGIBA KAI, TWIN ONE.

Coltelleria Iori: negozio di Torino specializzato in coltelli e attrezzi da cucina

Spesso, in cucina, ci troviamo in difficoltà perchè non abbiamo gli strumenti adatti oppure perchè usiamo gli strumenti sbagliati. Ecco un breve riepilogo di tre spelucchini da cucina che non possono mancare in casa.

SPELUCCHINO CURVO: coltello con lama di piccole dimensioni (5-7 cm circa) che serve per pelare, pulire e mondare frutta e verdura. Si differenzia da altri coltellini da cucina perchè è l’unico con cui non si può affettare. su tagliere.

Alcuni esempi di utilizzo: pulire i carciofi, dividere il cavolfiore in pezzi più piccoli, pelare le patate, pulire le patate da eventuali imperfezioni, incidere le castagne, pelare frutta e pulirla dai torsoli e molto altro ancora.

SPELUCCHINO LISCIO: coltello a lama liscia con misure che possono variare da 5 a 12 cm. Indispensabile per pelare, pulire ed affettare frutta e verdura a buccia morbida.

Alcuni esempi di utilizzo: pelare ed affettare patate, carote, cetrioli, zucchine, rape, ecc. Pelare frutta come pere, mele e pesche, privandole anche del torsolo. In alcuni casi, lo spelucchino liscio viene utilizzato per decorare oppure per pulire pesci di piccole dimensioni.

SPELUCCHINO SEGHETTATO: i coltelli da cucina seghettati sono indispensabili per alcuni tipi di alimenti che tendono a rovinare più facilmente le lame lisce. Si tratta, nello specifico, di cibi a crosta dura come pane, zucca, anguria, melone. Oppure di ortaggi con buccia liscia ma robusta come peperone, pomodoro e melanzana.

Oltre ad avere delle applicazioni pratiche come nei casi sopra citati, in generale, la lama dentata è più resistente ed il taglio dura più a lungo nel tempo.

Ad ogni modo, che sia curvo, liscio o seghettato, scegliete coltelli di qualità perchè la qualità del coltello fa la vera differenza in cucina.

 

In questo articolo tratteremo l’affilatura dei coltelli a pietra, un metodo di manutenzione del tagliente che prevede, oltre a determinate caratteristiche della pietra stessa, una certa esperienza della mano che la esegue. Questo sistema è uno dei più efficaci per ravvivare la taglienza delle lame, ma difficilmente può sostituire, se non impiegando molto tempo, il lavoro dell’arrotino. Quando un coltello è molto rovinato, ha qualche dentino o comunque il taglio si è molto arrotondato, affilarlo solo a pietra è possibile (con le pietre giuste), ma richiede molto tempo e altrettanta perizia. In questi casi è più facile e veloce rivolgersi ad un arrotino professionista ben attrezzato che con pochi euro vi riporterà il coltello a nuovo (se cercate un buon arrotino nella vostra zona guardate questo sito https://www.aaec.it).

Fatta questa necessaria premessa, in questo articolo proviamo a darvi qualche informazione di base per scegliere la pietra giusta e per imparare ad affilare i coltelli. Per chi volesse, presso il nostro negozio di Torino, siamo anche disponibili a seguirvi personalmente nella scelta della pietra più adatta alle vostre esigenze e a darvi i primi rudimenti teorici per usarla.

La pietra per affilare lavora per asportazione. Significa che ad ogni passaggio sulla pietra, viene portata via una parte dell’acciaio della lama. Il risultato di questa operazione dipende dal tipo di pietra utilizzata, dalla granulomentria della pietra e dall’angolazione che si da al coltello.

Esistono diversi tipi di pietre. Innanzitutto bisogna distinguere tra pietre naturali e le pietre sintetiche. Le pietre naturali sono ottime, spesso superiori alle sintetiche, ma a parità di granulomentria e dimensioni sono mediamente più costose. Per chi inizia, una pietra sintetica può essere il giusto compromesso prezzo/qualità.

Per definire la granulomentria delle pietre esistono diverse scale. In generale possiamo dire che tutte le scale definiscono la granulomentria calcolando la quantità di particelle abrasive presenti in un certo volume (es: particelle abrasive per centimetro quadrato). Naturalmente, più sono piccole le particelle abrasive, maggiore sarà la quantità delle stesse a parità di superfice/volume della pietra. Ne deriva che le granulometrie più alte sono quelle che hanno l’abrasivo più fine e viceversa. La scala più usata dai produttori è la scala JIS (scala giapponese). Secondo questa scala possiamo classificare le pietre in tre categorie:

  1. pietre per affilatura; tra i 200 e i 1000 JIS: sono pietre a grana grossa e media, che asportano velocemente il metallo. Le grane fino a 500/600 sono quelle più adatte ad impostare la forma del filo (bisello) con la giusta angolatura. Ovviamente queste grane grosse lasciano il filo molto ruvido per cui si ottiene un taglio poco netto, che tende a strappare. Già con la grana 1000 si ha una buona rifinitura, sufficiente per la maggior parte dei coltelli da cucina. Quasi tutte le ditte hanno nei loro cataloghi pietre che abbinano sulle due facce una grana molto grossa tra i 200 e i 400 e una grana media come la 1000 JIS. Questo tipo di pietra (300/1000) è la più indicata per chi vuole cominciare ad affilarsi i coltelli da solo.
  2. pietre per finitura; tra i 1000 e i 3000 JIS: sono pietre a grana fine, che asportano poco materiale. Adatte all’ultimo ritocco per dare quella taglienza perfetta. Sono indicate a chi ha già una pietra a grana medio-grossa e vuole fare un passo avanti, oppure, a chi non intende affilarsi da solo i coltelli, ma solo dare poche passate per ravvivarne il filo per poi portarli dall’arrotino quando questa operazione ormai non è più sufficiente.
  3. pietre per lucidatura (ultrafinitura); dai 3000 JIS in su: sono pietre a grana finissima. Asportano pochissimo metallo e lasciano una finitura perfetta con aspetto lucido. Destinate ai cuochi più esigenti, hanno senso solo se utilizzate su coltelli di altissima gamma con acciai ad alta durezza. La durezza dell’acciaio è misurata in gradi rockwell HRC e normalmente è un dato che viene fornito dall’azienda produttrice dei coltelli. Approssimativamente, un coltello di media durezza ha un valore uguale o di poco inferirore a 56/57 HCR, mentre per un coltello ad alta durezza questo valore è superiore. Noi ci sentiamo di dire che se l’acciaio del coltello da affilare non supera i 56/57 HRC di durezza non vale la pena usare una pietra oltre i 3000 JIS perchè non si percepirebbe il miglioramento. Le pietre a grana finissima possono essere utilizzate anche per l’affilatura dei rasoi a mano libera.

Oltre alla granulomentria dell’abrasivo una pietra si distingue anche per il tipo di legante da cui è costituita. A parità di granulometria, più la pietra è di alta qualità, più il legante sarà compatto e resiterà bene a sbeccature e al consumo dato dall’uso.

Infine, anche la dimensione della pietra ha la sua importanza. Più è grande la pietra, più è agevole da usare, consente passate più lunghe e da un appoggio più sicuro diminuendo il rischio di andare sugli spigoli

Nel nostro negozio online, cliccando sul questo link, potrete vedere alcune delle pietre da affilatura in vendita presso il nostro negozio.

Una volta che avete scelto la pietra giusta, si tratta di imparare ad usarla. Non è banale, ma non è nemmeno un lavoro cosi difficile da imparare. Vi ribadiamo che siamo disponibili a darvi i primi rudimenti sull’utilizzo con una dimostrazione pratica presso il nostro negozio, ma per chi non può passare a trovarci, proviamo a scrivere qualche suggerimento.

Se abbiamo a disposizione una pietra con due granulometrie o se abbiamo diversi tipi di pietre, si parte sempre dalle granulomentrie più grosse, per poi passare a granulometrie sempre più fini, fino a raggiungere il risultato desiderato. Questo però non è sempre vero, dipende da che lavoro dobbiamo fare. Se, ad esempio, dobbiamo solo ravvivare il filo di un coltello che non è particolarmente rovinato e non ha difetti (sbeccatture o dentini), è corretto partire subito con grane medie o fini (JIS 1000, 2000, 3000). Partire da una grana molto grossa su un coltello di alta qualità che ha solo il filo da rinnovare, peggiora solo la situazione e si rischia di graffiare il fianco rovinando l’estetica.

Anche quando si è alle prime armi, è consigliabile far pratica con grane medie (JIS 1000 circa), in questa maniera si impara il gesto senza fare danni eccessivi. Gli errori commessi con una grana fine saranno meno evidenti degli errori commessi con una grana grossa che asporterebbe più materiale. State tranquilli comunque, prima di rovinare definitivamente un coltello usando una pietra 1000, dovreste lavorarci diverse ore…;-). Qualsiasi errore commettiate un buon arrotino potrà porvi rimedio, riportando il coltello alla giusta forma e taglienza.

Innanzitutto la pietra va usata da bagnata. Mettetela in ammollo per qualche minuto prima di utilizzarla e tenete a portata di mano uno spruzzino o un pennello con un bicchiere, in modo da aggiungere acqua ogni volta che la pietra tende ad asciugarsi. Alcune assorbono più acqua, altre meno, lo capirete usandola. E’ utile mettere uno straccio o un vecchio asciugamano sotto la pietra per non sporcare e assorbire l’acqua in eccesso.

Alcune pietre sono già dotate di un supporto. Se la vostra non lo fosse, è utile mettere un rialzo sotto la pietra che la tenga leggermente sollevata dal piano di lavoro. Questo rende più agevole il movimento della mano che impugna il manico del coltello evitando di toccare il piano di lavoro. Esistono in commercio supporti regolabili che si adattano a diverse pietre, ma non è difficile autocostruirsi un supporto adatto alla vostra pietra con una assicella di legno spessa 2/3 cm e due fermi sui lati corti.

Possiamo porre la pietra perpendicolarmente o parallelamente al piano di lavoro, è indifferente. Forse è più facile lavorare con la pietra perpendicolare, ma sarete voi a capire come vi trovate meglio.

Il coltello va posto in diagonale rispetto alla pietra (indicativamente a 45 gradi) per sfruttare una maggiore superficie (vedi figura) e va fatto scorrere per tutta la lunghezza della pietra facendo una leggera pressione con le dita sul fianco della lama. Più o meno la pressione da fare è di 2 kg premendo quando scorrete sulla pietra in direzione del filo e rilasciando leggermente la pressione quando tornate indietro (per capire quanto sono 2 kg, potete provare a premere con le dita su una bilancia). All’inizio potete stare anche più leggeri per imparare il movimento.

Bisogna fare lo stesso numero di passaggi su entrambe le facce del coltello, ma non è importante se alternate i lati del coltello ad ogni passaggio o se ne fate prima un certo numero su un lato e poi lo stesso numero sull’altro.

La cosa più corretta sarebbe far scorrere il coltello sulla pietra per tutta la lunghezza della lama, dal tallone alla punta. Se ciò non vi risultasse facile o se il coltello fosse molto lungo, si può anche fare un pezzo alla volta, dividendo idealmente a metà la lunghezza della lama e facendo prima la parte dal tallone a metà lama e poi dalla metà alla punta (sempre attenti a fare lo stesso numero di passaggi).

L’aspetto fondamentale è l’angolo di affilatura, cioè l’inclinazione con cui si appoggia il filo del coltello sulla pietra. Mantenere lo stesso angolo di affilatura per tutta la lunghezza della lama rappresenta la parte complicata del lavoro ed è una capacità che si acquisisce con l’esperienza. Allenare la mano al gesto con coltelli di poco valore è sicuramente il modo migliore per impadronirsi della tecnica e acquisire sicurezza.

L’angolo di affilatura può variare tra i 10 e i 30 gradi a seconda della durezza dell’acciaio e dello spessore della lama. Più il coltello ha una lama sottile, più va tenuto con un angolo stretto (più piatto sulla pietra). Invece i coltelli spessi (ad esempio i coltelli trincianti, da battuto o da colpo), vanno affilati con un angolo più aperto, per ottenere un filo più robusto.

Per capire se il lavoro è stato svolto nel modo corretto, la lama deve presentarsi con una fascia di circa un millimetro per tutta la lunghezza del coltello (filo del coltello o bisello), con una lucentezza superiore rispetto al fianco del coltello che invece non deve presentare segni di abrasione o graffi.

Uno dei problemi che incontra il principiante è che il filo su cui sta lavorando è rivolto verso la pietra, per cui non può vedere con chiarezza il punto di contatto tra la lama e la pietra e capire quando sta facendo un lavoro corretto. Ecco un paio di trucchi che possono aiutare ad eseguire un filo uniforme e con la giusta angolazione:

  • incollare un nastro adesivo di carta su tutta la lunghezza della lama, lasciando scoperto solo il filo del coltello. Questo aiuterà ad evitare di graffiare il fianco della lama e ad avere un riferimento da seguire
  • in alternativa al nastro, si può colorare con un pennarello scuro una fascia di 2/3 millimetri su tutta la lunghezza del filo. Il colore non protegge la lama dai graffi, ma ci darà un riferimento, evidenziando con chiarezza il punto esatto dove stiamo asportato metallo (con il metallo la pietra rimuove anche il colore e ci consente di avere un colpo d’occhio chiaro aiutandoci a capire se stiamo tenendo la giusta angolazione).

Vi abbiamo dato qualche indicazione che deriva dalla nostra esperienza in laboratorio, senza con ciò pretendere di aver esaurito l’argomento. Speriamo comunque di avervi dato qualche spunto e di essere stati utili . Buone affilature.

Moltissimi sono i video e i testi che si trovano in rete. Vi segnaliamo un testo ben scritto e ricco di fotografie esplicative del nostro stimato collega Stefano Valesio della storica Coltelleria Valesio di Padova e un video di Mino Tsuchida, fondatore dell’azienda giapponese Global.

 

Come affilare un coltello con la pietra. Vendita online pietre per affilatura a Torino

Il marchio giapponese Global è famoso nel mondo per produrre coltelli professionali da cucina di alta qualità.

Nel nostro negozio ci occupiamo anche del servizio di affilatura. In questi ultimi anni ci è capitato di vedere arrivare coltelli marchiati Global orrendamente costruiti e sicuramente falsi. Ovviamente avvisiamo il malcapitato cliente che si tratta di un falso, ma ormai è tardi.

Abbiamo fatto qualche foto all’ultimo Global falso che è arrivato in negozio accostandolo ad un Global originale per evidenziarne le differenze. Qui vi proponiamo una piccola guida per non incorrere nell’errore di acquistare un coltello Global falso.

Premesso che, come per qualsiasi altro prodotto, valgono regole di buon senso quali: acquistare da un rivenditore del settore di sicura affidabilità, diffidare di prezzi troppo economici rispetto a quelli di listino, evitare di acquistare on-line se non si è certi della provenienza, ecc.., ecco le differenze più evidenti tra falsi e originali:

  • il marchio è grossolanamente inciso nella lama e non riporta la sigla del modello (es: G-55), la scritta “Cromova 18”, la scritta “Yoschikin – Japan”.

  • la lama del coltello falso è saldata sul manico e si vede distintamente il segno della congiunzione soprattutto sul retro del coltello.

  • Infine, oltre ad avere una qualità dell’acciaio scadente, il Global falso ha rifiniture grossolane, la satinatura del metallo irregolare, i fori sul manico verniciati anzichè bruniti e il fondo del manico non arrotondato.

Presso il nostro negozio di Torino trovate una vasta scelta di coltelli Global, oppure visitate il nostro sito alla sezione GLOBAL.

Come fare a scoprire i falsi coltelli Global a Torino

I coltelli in ceramica non sono tutti uguali.

I coltelli con lama in ceramica Ishi Ba sono il frutto di decenni di esperienza e di una tecnologia complessa che non ha pari. Sono infatti prodotti da Kyocera Corporation, azienda fondata nel 1959 a Kyoto in Giappone, oggi leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di ceramiche ad alta tecnologia.

Perchè scegliere un coltello di ceramica: consigli per l’uso, caratteristiche, vantaggi e svantaggi

Vi siete mai chiesti perché le lame Ishi Ba sono così taglienti?

Perché sono realizzate in polvere di zirconia, una sostanza di origine naturale dalla quale da decenni Kyocera ricava una ceramica ad alta performance, usata nell’industria aerospaziale, elettronica e automobilistica fino alla produzione dei più sofisticati prodotti dell’industria medicale. Si tratta di un materiale all’avanguardia caratterizzato da una elevatissima durezza, seconda solo a quella del diamante: questo permette di ottenere delle lame con un filo così sottile da garantire una taglienza impareggiabile e superiore.

Qualsiasi coltello in acciaio va periodicamente riaffilato, per poter garantire prestazioni di un certo livello. Non è così per un coltello con lama in ceramica.

Le lame in ceramica infatti, grazie alla loro impareggiabile durezza, mantengono il filo inalterato per molto tempo. Sono solo le scheggiature, dovute essenzialmente ad un uso improprio del coltello, a comprometterne le performance: idealmente un coltello Ishi Ba usato correttamente onorerà la sua funzione per molti anni.

E’ possibile affilare un coltello in ceramica? Si, nel nostro laboratorio siamo attrezzati per riaffilare i coltelli in ceramica con specifici nastri abrasivi diamantati e con mole a grana fine da finitura che riportano il tagliente pari al nuovo.

Microscheggiature sono comunque normali nell’utilizzo corrente e per lo più non ne inficiano seriamente le prestazioni: che si mantengono elevate nel tempo, circa 10 volte più di un’analoga lama in acciaio.

Inoltre sono semplici da pulire: basta passare sulla lama un panno umido e asciugare rapidamente. Non teme la ruggine come una lama in acciaio e affettatrici, grattugie o pelaortaggi possono essere lavati in lavastoviglie.

La ceramica è pura, salutare e rispettosa dell’ambiente. E’ rispettosa del nostro corpo perché non contiene metalli e soprattutto non contiene nichel,materiale estremamente allergizzante. E’ rispettosa degli alimenti che portiamo in tavola: soprattutto i più delicati (come la frutta e la verdura) non assorbono odori, né alterano il loro gusto o il loro aspetto.

La sua purezza è difficile da scalfire: le lame in ceramica non vengono attaccate dagli acidi presenti in frutta e verdura, né dalla ruggine.

Quando non usare i coltelli di ceramica

In ogni caso i coltelli di ceramica non sostituiscono totalmente i coltelli di acciaio perchè, sebbene siano perfetti per gli usi appena descritti, non sono adatti al taglio di alimenti duri ( ad esempio zucca, pane, parmigiano) o con ossa e lische, poichè si rischierebbe di spezzare o scheggiare la lama.

Se siete curiosi venite a trovarci nel nostro negozio a Torino o sul nostro negozio on-line potrete comodamente vedere tutti i coltelli di ceramica Kyocera.

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