Dal 1968 cerchiamo continuamente nuove idee per chi ama cucinare, infatti, nel tempo, abbiamo ampliato la scelta di prodotti arrivando ad offrirvi centinaia di articoli e utensili per la cucina, selezionati tra le migliori marche. Da appassionati di cucina come voi, sperimentiamo a casa e nei seguenti articoli troverete alcuni dei piatti preparati con alcuni attrezzi in vendita nel nostro negozio di Torino.

Negozio specializzato in vendita di attrezzi ed accessori per la cucina a Torino

Questa volta si parla di pane ma non è farina del nostro sacco!

Il rappresentante di Le Creuset (la storica azienda francese rinomata per le sue pentole in ghisa) ha voluto dimostrarci le grandi potenzialità di questo prodotto. Comunemente si pensa alla pentola di ghisa come la pentola ideale per arrosti, brasati, zuppe di legumi, ovvero per piatti che richiedono lunghe cotture. Invece, grazie ad Andrea, possiamo capire la poliedricità delle cocotte in ghisa.

Passando in negozio, ci ha mostrato le foto del suo pane “home-made”, stupendoci e insegnandoci qualcosa di nuovo…è proprio vero, c’è sempre qualcosa da imparare!

Quindi, avvalendoci del suo contributo, ecco la ricetta:

Per l’impasto (dosi per la pentola da 20 cm di diametro):

300 gr. farina, 200 ml di acqua tiepida, 7 gr. di lievito di birra (mezzo cubetto), un cucchiaino di zucchero che attiva il lievito, un cucchiaio di olio e.v.o., un cucchiaino abbondante di sale. Lascia lievitare 2/3 ore.

Cottura: Mentre il forno scalda a 180º metti dentro la cocotte vuota con il coperchio. Dopo circa 5 minuti tirala fuori e metti dentro la palla lievitata e infarinata, poi inforni con il coperchio per circa 45 min. Dopodiché togli il coperchio, alzi il forno a 220º e lasci cuocere fino a quando la crosta ti sembra dorata al punto giusto.

Ed ecco il risultato!

Se volete acquistare una pentola Le Creuset visitate la nostra pagina Pentole di ghisa.

Coltelleria Iori: storico negozio di casalinghi a Torino, specializzato nella vendita di pentole e casseruole di ghisa Le Creuset

La stagione della zucca sta volgendo al termine e quindi, con tale scusa, ho preparato questa crema usando pochi ingredienti per far esaltare tutto il suo sapore. Il procedimento che utilizzo normalmente è il seguente: pulisco la zucca e la taglio a pezzi che metto in una pentola con un filo di acqua. Faccio cuocere il tempo necessario per renderla morbida e poi aggiungo sale, pepe e aromi (in questo caso zenzero fresco grattugiato). Passo tutto con il mixer a immersione e, prima di servire, metto un filo di olio evo.

Guida all’uso delle mini-cocotte di ceramica Le Creuset

Volendo servirla nella mini-cocotte di Le Creuset, ho pensato di preparare un’ altro piatto da servire in abbinata: uova con piselli. Ho fatto sbollentare i piselli in acqua salata, lasciandoli a metà cottura. Dopodichè li ho saltati in padella con uno spicchio di aglio e pepe e li ho versati nelle cocotte. Sopra ho aperto un uovo e messo tutto in forno a 180 gradi per 20 minuti.

In questo articolo tratteremo l’affilatura dei coltelli a pietra, un metodo di manutenzione del tagliente che prevede, oltre a determinate caratteristiche della pietra stessa, una certa esperienza della mano che la esegue. Questo sistema è uno dei più efficaci per ravvivare la taglienza delle lame, ma difficilmente può sostituire, se non impiegando molto tempo, il lavoro dell’arrotino. Quando un coltello è molto rovinato, ha qualche dentino o comunque il taglio si è molto arrotondato, affilarlo solo a pietra è possibile (con le pietre giuste), ma richiede molto tempo e altrettanta perizia. In questi casi è più facile e veloce rivolgersi ad un arrotino professionista ben attrezzato che con pochi euro vi riporterà il coltello a nuovo (se cercate un buon arrotino nella vostra zona guardate questo sito https://www.aaec.it).

Fatta questa necessaria premessa, in questo articolo proviamo a darvi qualche informazione di base per scegliere la pietra giusta e per imparare ad affilare i coltelli. Per chi volesse, presso il nostro negozio di Torino, siamo anche disponibili a seguirvi personalmente nella scelta della pietra più adatta alle vostre esigenze e a darvi i primi rudimenti teorici per usarla.

La pietra per affilare lavora per asportazione. Significa che ad ogni passaggio sulla pietra, viene portata via una parte dell’acciaio della lama. Il risultato di questa operazione dipende dal tipo di pietra utilizzata, dalla granulomentria della pietra e dall’angolazione che si da al coltello.

Esistono diversi tipi di pietre. Innanzitutto bisogna distinguere tra pietre naturali e le pietre sintetiche. Le pietre naturali sono ottime, spesso superiori alle sintetiche, ma a parità di granulomentria e dimensioni sono mediamente più costose. Per chi inizia, una pietra sintetica può essere il giusto compromesso prezzo/qualità.

Per definire la granulomentria delle pietre esistono diverse scale. In generale possiamo dire che tutte le scale definiscono la granulomentria calcolando la quantità di particelle abrasive presenti in un certo volume (es: particelle abrasive per centimetro quadrato). Naturalmente, più sono piccole le particelle abrasive, maggiore sarà la quantità delle stesse a parità di superfice/volume della pietra. Ne deriva che le granulometrie più alte sono quelle che hanno l’abrasivo più fine e viceversa. La scala più usata dai produttori è la scala JIS (scala giapponese). Secondo questa scala possiamo classificare le pietre in tre categorie:

  1. pietre per affilatura; tra i 200 e i 1000 JIS: sono pietre a grana grossa e media, che asportano velocemente il metallo. Le grane fino a 500/600 sono quelle più adatte ad impostare la forma del filo (bisello) con la giusta angolatura. Ovviamente queste grane grosse lasciano il filo molto ruvido per cui si ottiene un taglio poco netto, che tende a strappare. Già con la grana 1000 si ha una buona rifinitura, sufficiente per la maggior parte dei coltelli da cucina. Quasi tutte le ditte hanno nei loro cataloghi pietre che abbinano sulle due facce una grana molto grossa tra i 200 e i 400 e una grana media come la 1000 JIS. Questo tipo di pietra (300/1000) è la più indicata per chi vuole cominciare ad affilarsi i coltelli da solo.
  2. pietre per finitura; tra i 1000 e i 3000 JIS: sono pietre a grana fine, che asportano poco materiale. Adatte all’ultimo ritocco per dare quella taglienza perfetta. Sono indicate a chi ha già una pietra a grana medio-grossa e vuole fare un passo avanti, oppure, a chi non intende affilarsi da solo i coltelli, ma solo dare poche passate per ravvivarne il filo per poi portarli dall’arrotino quando questa operazione ormai non è più sufficiente.
  3. pietre per lucidatura (ultrafinitura); dai 3000 JIS in su: sono pietre a grana finissima. Asportano pochissimo metallo e lasciano una finitura perfetta con aspetto lucido. Destinate ai cuochi più esigenti, hanno senso solo se utilizzate su coltelli di altissima gamma con acciai ad alta durezza. La durezza dell’acciaio è misurata in gradi rockwell HRC e normalmente è un dato che viene fornito dall’azienda produttrice dei coltelli. Approssimativamente, un coltello di media durezza ha un valore uguale o di poco inferirore a 56/57 HCR, mentre per un coltello ad alta durezza questo valore è superiore. Noi ci sentiamo di dire che se l’acciaio del coltello da affilare non supera i 56/57 HRC di durezza non vale la pena usare una pietra oltre i 3000 JIS perchè non si percepirebbe il miglioramento. Le pietre a grana finissima possono essere utilizzate anche per l’affilatura dei rasoi a mano libera.

Oltre alla granulomentria dell’abrasivo una pietra si distingue anche per il tipo di legante da cui è costituita. A parità di granulometria, più la pietra è di alta qualità, più il legante sarà compatto e resiterà bene a sbeccature e al consumo dato dall’uso.

Infine, anche la dimensione della pietra ha la sua importanza. Più è grande la pietra, più è agevole da usare, consente passate più lunghe e da un appoggio più sicuro diminuendo il rischio di andare sugli spigoli

Nel nostro negozio online, cliccando sul questo link, potrete vedere alcune delle pietre da affilatura in vendita presso il nostro negozio.

Una volta che avete scelto la pietra giusta, si tratta di imparare ad usarla. Non è banale, ma non è nemmeno un lavoro cosi difficile da imparare. Vi ribadiamo che siamo disponibili a darvi i primi rudimenti sull’utilizzo con una dimostrazione pratica presso il nostro negozio, ma per chi non può passare a trovarci, proviamo a scrivere qualche suggerimento.

Se abbiamo a disposizione una pietra con due granulometrie o se abbiamo diversi tipi di pietre, si parte sempre dalle granulomentrie più grosse, per poi passare a granulometrie sempre più fini, fino a raggiungere il risultato desiderato. Questo però non è sempre vero, dipende da che lavoro dobbiamo fare. Se, ad esempio, dobbiamo solo ravvivare il filo di un coltello che non è particolarmente rovinato e non ha difetti (sbeccatture o dentini), è corretto partire subito con grane medie o fini (JIS 1000, 2000, 3000). Partire da una grana molto grossa su un coltello di alta qualità che ha solo il filo da rinnovare, peggiora solo la situazione e si rischia di graffiare il fianco rovinando l’estetica.

Anche quando si è alle prime armi, è consigliabile far pratica con grane medie (JIS 1000 circa), in questa maniera si impara il gesto senza fare danni eccessivi. Gli errori commessi con una grana fine saranno meno evidenti degli errori commessi con una grana grossa che asporterebbe più materiale. State tranquilli comunque, prima di rovinare definitivamente un coltello usando una pietra 1000, dovreste lavorarci diverse ore…;-). Qualsiasi errore commettiate un buon arrotino potrà porvi rimedio, riportando il coltello alla giusta forma e taglienza.

Innanzitutto la pietra va usata da bagnata. Mettetela in ammollo per qualche minuto prima di utilizzarla e tenete a portata di mano uno spruzzino o un pennello con un bicchiere, in modo da aggiungere acqua ogni volta che la pietra tende ad asciugarsi. Alcune assorbono più acqua, altre meno, lo capirete usandola. E’ utile mettere uno straccio o un vecchio asciugamano sotto la pietra per non sporcare e assorbire l’acqua in eccesso.

Alcune pietre sono già dotate di un supporto. Se la vostra non lo fosse, è utile mettere un rialzo sotto la pietra che la tenga leggermente sollevata dal piano di lavoro. Questo rende più agevole il movimento della mano che impugna il manico del coltello evitando di toccare il piano di lavoro. Esistono in commercio supporti regolabili che si adattano a diverse pietre, ma non è difficile autocostruirsi un supporto adatto alla vostra pietra con una assicella di legno spessa 2/3 cm e due fermi sui lati corti.

Possiamo porre la pietra perpendicolarmente o parallelamente al piano di lavoro, è indifferente. Forse è più facile lavorare con la pietra perpendicolare, ma sarete voi a capire come vi trovate meglio.

Il coltello va posto in diagonale rispetto alla pietra (indicativamente a 45 gradi) per sfruttare una maggiore superficie (vedi figura) e va fatto scorrere per tutta la lunghezza della pietra facendo una leggera pressione con le dita sul fianco della lama. Più o meno la pressione da fare è di 2 kg premendo quando scorrete sulla pietra in direzione del filo e rilasciando leggermente la pressione quando tornate indietro (per capire quanto sono 2 kg, potete provare a premere con le dita su una bilancia). All’inizio potete stare anche più leggeri per imparare il movimento.

Bisogna fare lo stesso numero di passaggi su entrambe le facce del coltello, ma non è importante se alternate i lati del coltello ad ogni passaggio o se ne fate prima un certo numero su un lato e poi lo stesso numero sull’altro.

La cosa più corretta sarebbe far scorrere il coltello sulla pietra per tutta la lunghezza della lama, dal tallone alla punta. Se ciò non vi risultasse facile o se il coltello fosse molto lungo, si può anche fare un pezzo alla volta, dividendo idealmente a metà la lunghezza della lama e facendo prima la parte dal tallone a metà lama e poi dalla metà alla punta (sempre attenti a fare lo stesso numero di passaggi).

L’aspetto fondamentale è l’angolo di affilatura, cioè l’inclinazione con cui si appoggia il filo del coltello sulla pietra. Mantenere lo stesso angolo di affilatura per tutta la lunghezza della lama rappresenta la parte complicata del lavoro ed è una capacità che si acquisisce con l’esperienza. Allenare la mano al gesto con coltelli di poco valore è sicuramente il modo migliore per impadronirsi della tecnica e acquisire sicurezza.

L’angolo di affilatura può variare tra i 10 e i 30 gradi a seconda della durezza dell’acciaio e dello spessore della lama. Più il coltello ha una lama sottile, più va tenuto con un angolo stretto (più piatto sulla pietra). Invece i coltelli spessi (ad esempio i coltelli trincianti, da battuto o da colpo), vanno affilati con un angolo più aperto, per ottenere un filo più robusto.

Per capire se il lavoro è stato svolto nel modo corretto, la lama deve presentarsi con una fascia di circa un millimetro per tutta la lunghezza del coltello (filo del coltello o bisello), con una lucentezza superiore rispetto al fianco del coltello che invece non deve presentare segni di abrasione o graffi.

Uno dei problemi che incontra il principiante è che il filo su cui sta lavorando è rivolto verso la pietra, per cui non può vedere con chiarezza il punto di contatto tra la lama e la pietra e capire quando sta facendo un lavoro corretto. Ecco un paio di trucchi che possono aiutare ad eseguire un filo uniforme e con la giusta angolazione:

  • incollare un nastro adesivo di carta su tutta la lunghezza della lama, lasciando scoperto solo il filo del coltello. Questo aiuterà ad evitare di graffiare il fianco della lama e ad avere un riferimento da seguire
  • in alternativa al nastro, si può colorare con un pennarello scuro una fascia di 2/3 millimetri su tutta la lunghezza del filo. Il colore non protegge la lama dai graffi, ma ci darà un riferimento, evidenziando con chiarezza il punto esatto dove stiamo asportato metallo (con il metallo la pietra rimuove anche il colore e ci consente di avere un colpo d’occhio chiaro aiutandoci a capire se stiamo tenendo la giusta angolazione).

Vi abbiamo dato qualche indicazione che deriva dalla nostra esperienza in laboratorio, senza con ciò pretendere di aver esaurito l’argomento. Speriamo comunque di avervi dato qualche spunto e di essere stati utili . Buone affilature.

Moltissimi sono i video e i testi che si trovano in rete. Vi segnaliamo un testo ben scritto e ricco di fotografie esplicative del nostro stimato collega Stefano Valesio della storica Coltelleria Valesio di Padova e un video di Mino Tsuchida, fondatore dell’azienda giapponese Global.

 

Come affilare un coltello con la pietra. Vendita online pietre per affilatura a Torino

L’onda emotiva causata da notizie imprecise riportate da alcuni mezzi di informazione ha rischiato di mettere in cattiva luce il pentolame antiaderente. Tali notizie non hanno alcun valore scientifico. Al fine di fare chiarezza e di tutelare la qualità e la sicurezza dei prodotti antiaderenti, le principali aziende italiane produttrici di pentolame antiaderente hanno pensato di dare la parola alla scienza in modo da avere un parere neutrale e definitivo.

Perchè scegliere una padella antiaderente

Nel Gennaio del 2006 l’Agenzia perla Protezione Ambientale Statunitense(EPA) chiese agli otto principali produttori mondiali di fluoropolimeri di aderire volontariamente ad un programma di riduzione progressiva delle emissioni ambientali di acido perfluoroottanoico (PFOA). Tale programma prevedeva una riduzione del 95% delle emissioni di PFOA entro il 2010 fino alla totale eliminazione entro il 2015.

Alcuni mezzi di informazione hanno confuso il PFOA con il PTFE o Teflon®, la sostanza che viene utilizzata per conferire agli utensili le proprietà di antiaderenza. In particolare il PFOA risulta essere assente nei rivestimenti antiaderenti. L’EPA stessa non ha mai messo in dubbio la sicurezza degli utensili antiaderenti che, al contrario, possono essere usati con tranquillità.

È stato scientificamente dimostrato che l’uso in cucina di pentolame antiaderente è:

1. Più sicuro per la salute delle persone perché il cibo non si attacca al fondo evitando lo sviluppo di sostanze dannose o addirittura tossiche a causa dell’effetto combinato di surriscaldamento e disidratazione.

2. Più sano per la dieta alimentare perché le pentole antiaderenti permettono di cucinare senza oli e senza grassi. Siala American Heart Associationchela National Stroke Associationsuggeriscono, infatti, l’uso di pentolame antiaderente per ridurre l’incidenza di patologie cardiovascolari.

3. Più sano per l’ambiente perché sono richieste minori quantità di acqua e detersivo per la loro pulizia.

I rivestimenti antiaderenti sono in commercio da più di 40 anni e sono sicuri per la loro destinazione d’uso. Agenzie di regolamentazione europee come l’EFSA (European Food Safety Authority), l’agenzia francese per la sicurezza alimentare AFSSA, agenzie statunitensi come la Food and Drug Administration (FDA) hanno affermato che i rivestimenti antiaderenti realizzati mediante fluoropolimeri sono sicuri per l’uso previsto in cucina.La stessa FDAha ribadito che particelle di materiale antiaderente, anche nel caso in cui vengano accidentalmente ingerite, non costituiscono un pericolo per la salute. Grazie alla loro inerzia chimica, infatti, non subiscono alcuna trasformazione ma passano inalterate all’interno dell’organismo come una fibra alimentare, risultando quindi innocue per il nostro corpo.

Per questi motivi l’uso di pentolame graffiato non comporta alcun rischio per la salute del consumatore ma al limite l’utensile andrebbe sostituito semplicemente perché esso cessa di assolvere alla sua specifica funzione di essere antiaderente, quando una parte significativa del rivestimento risulta mancante. A riprova della sua inerzia chimica e quindi della sua sicurezza, si evidenzia che il fluoropolimero utilizzato nei rivestimenti antiaderenti viene anche impiegato in chirurgia per rivestire gli stimolatori cardiaci ed anche in chirurgia toracica. La relazione dei Professori Battaglia e Fochi dell’Università di Modena e della Scuola Normale Superiore di Pisa che parla dell’argomento e altro materiale scientifico a supporto delle affermazioni fatte, può essere visionato integralmente dal sito ufficiale Ballarini al quale rimandiamo per maggiori informazioni.

Le migliori linee di antiaderenti della Ballarini le potete trovare presso il nostro negozio di Torino oppure visitando la nostra sezione pentole antiaderenti sul sito on-line.

6 consigli pratici per utilizzare correttamente utensili con rivestimento antiaderente

1. Prima di usare la pentola per la prima volta, lavatela con acqua tiepida e detersivo per i piatti. Asciugatela e stendete un velo di olio sul fondo, ripetendo questa operazione ogni tanto.

2. Non tagliare il cibo all’interno dell’utensile. È consigliabile non usare utensili metallici taglienti, preferendo l’impiego di utensili da cucina in legno, plastica o silicone. Stivare l’utensile con attenzione per preservare il rivestimento antiaderente.

3. Gli utensili antiaderenti si lavano facilmente utilizzando detergente liquido e una semplice spugna. Evitare l’impiego di utensili abrasivi come pagliette o spazzole metalliche.

4. Non riscaldare mai la padella vuota, utilizzare una fonte di calore di dimensioni che si adattano a quelle del fondo dell’utensile; centrare l’utensile sulla fonte di calore, è sempre sufficiente una fiamma moderata. Non carbonizzare mai cibi grassi.

5. Lasciare raffreddare l’utensile prima di pulirlo: gli sbalzi di temperatura possono deformare il fondo.

6. Quando le pentole sono estesamente graffiate in ogni caso il nostro consiglio è di sostituirle, perché non sono più in grado di garantire l’antiaderenza durante la cottura.

Oggi vogliamo dare spazio ad un oggetto d’uso che prima di tutto è diventato un simbolo nel mondo del casalingo: il bollitore che Michael Graves ha realizzato nel 1985 per Alessi è un’intramontabile icona del design nonché uno dei pezzi più venduti dalla storica azienda.

Il bollitore dalla forma conica è realizzato in acciaio inossidabile con fondo magnetico e manico in plastica. Il suo carattere distintivo è senza dubbio l’uccellino in PA che fischia quando l’acqua bolle. Con questo prodotto Graves ha introdotto un linguaggio ludico nel mondo del design italiano, tratto che caratterizzò i successivi anni ’90.

Rappresenta per Alessi il punto di incontro tra il grande design e i metodi di produzione su vasta scala, incontro ricercato con ostinazione da Michael Graves, applicando il suo personale codice visuale che fonde influssi dall’Art Deco alla Pop Art fino al linguaggio dei cartoons.

Della stessa linea sono disponibili svariati oggetti, come la zuccheriera e la cremiera, pensati appositamente come completamento del servizio da thè.

La zuccheriera con cucchiaino, la cremiera e il bollitore sono realizzati in acciaio inox 18/10 e il colore delle parti in plastica prevede due varianti, oltre il rosso e azzurro: bianco o nero.

Tutti i prodotti di questa linea li trovate presso la Coltelleria Iori  di Torino.

Coltelleria Iori a Torino: negozio di articoli casalinghi con una vasta scelta di articoli Alessi

Nel periodo delle arance non potevamo farci mancare un articolo sull’oggetto più particolare con cui prepararsi una sana spremuta: lo spremiagrumi Juicy Salif di Alessi.

Tra i primi progetti di Starck per Alessi, concepiti nella seconda metà degli anni ’80 (con l’orologio da parete Walter Wayle II, il bollitore Hot Bertaa e il grande colander Max le Chinois). Ottimo esempio della nostra pratica aziendale di mediatori artistici nelle zone a più alta turbolenza del Possibile Creativo (è la sua risposta al nostro preciso briefing per un vassoio in acciaio inossidabile). Rimane insuperato nella capacità di generare discussioni intorno alla sua natura e al suo senso, anche grazie all’uso spregiudicato di quello che i semiologi definiscono il velo decorativo destinato a ricoprire inesorabilmente, anche se di solito in modo meno evidente, ogni oggetto creato dall’uomo.

Per farsi una ragione della sua esistenza è forse indispensabile riferirsi alle teorie di Leroy-Gourham, il quale considera determinante la nozione di approssimazione funzionale, con la quale indica il fatto che esiste sempre una certa libertà nell’interpretazione dei rapporti tra Forma e Funzione: è proprio da questo continuo gioco tra Forma e Funzione che viene a crearsi quel velo decorativo citato sopra, che Floch considera come la manifestazione delle dimensioni mitica e estetica dell’oggetto, così come a suo tempo definite da Greimas. Oltre a essere lo spremiagrumi più controverso del secolo XX è diventato anche una delle icone del design degli anni ’90, e continua a essere uno degli oggetti più provocatoriamente intelligenti del catalogo Alessi.

Lo trovate in vendita presso il nostro negozio di Torino.

Coltelleria Iori: negozio di Torino con vasta scelta di articoli Alessi

Visita il nostro sito nella sezione dedicata al marchio Alessi.

Eccoci di nuovo pronti a sperimentare per voi dopo una breve pausa natalizia!

Ci sembra più che appropriata, dopo gli eccessi di questo periodo, la cottura a vapore, provata utilizzando due strumenti Lékué pensati proprio per questo: l’astuccio da cottura con vassoio e la vaporiera.

ASTUCCIO con VASSOIO

VAPORIERA

L’astuccio da cottura con vassoio ottimizza la conservazione e la cottura al vapore degli alimenti potenziando i sapori e mantenendo inalterati tutti i principi nutritivi. Il vassoio interno rimovibile garantisce la separazione perfetta dei liquidi dagli alimenti durante la conservazione e lo scongelamento. La cottura si può realizzare con o senza vassoio a seconda del risultato desiderato.

Noi abbiamo preparato delle mini verdure al vapore, mettendo un filo d’acqua sotto il vassoio e cuocendo in forno a 220° per 15 minuti. Il risultato ha soddisfatto il nostro palato.

Con la vaporiera abbiamo cotto invece i cavolini di Bruxelles, posizionandola sopra una pentola d’acqua, avendo cura ovviamente che l’acqua non oltrepassasse il fondo della vaporiera.

Sia l’astuccio che la vaporiera sono concepiti per sopportare alte temperature del microonde, forno e lavastoviglie ma non vanno messi a diretto contatto con le fiamme.

Entrambi i prodotti li trovate presso il nostro negozio di Torino o nel nostro store di vendita on-line. Clicca qui per acquistare il VASSOIO e la VAPORIERA.

La Coltelleria Iori di Torino è un negozio specializzato in attrezzi e accessori di silicone per la cucina

Non abbiamo trovato parole migliori di quelle di Alberto Alessi per raccontare la nascita di questa caffettiera:” Sapete cosa chiedo a un designer che lavora per me? Deve avere la capacità di trasgredire le regole che noi partner industriali gli mettiamo davanti, perchè solo così può darmi la garanzia di dar vita a nuove generazioni di prodotti che non sono stanche ripetizioni di quelli già esistenti, di quello che ‘si vende ora’. Prodotti che sappiano emozionare, commuovere, raccontare la loro storia avvincendo la gente.

Richard è un ottimo esempio di tutto questo. Le industrie con le quali lavora subiscono nel suo immaginario una trasformazione della loro identità. Voglio dire che lui non accetta mai fino in fondo l’identità con la quale esse gli si presentano e tende sempre a idealizzarle, trasformandole in ‘industrie di sogno’ alle quali chiede il coraggio di portare avanti progetti spesso ai confini del possibile. Ma le idee artistiche possono avere confini?”

La 9090 non è solo la prima caffettiera espresso, è anche il primo oggetto Alessi per la cucina dopo gli anni ’30, il primo premio Compasso d’oro (1979), il primo oggetto Alessi entrato nella Permanent Design Collection del MOMA di New York. E’ stato il primo dei loro oggetti anfibi, nel senso che si usa in cucina ma grazie alle sue qualità formali si presta anche a essere portata direttamente in tavola. Mostrando con il suo esempio che esisteva uno spazio di mercato interessante per le caffettiere belle, ha dato il via a pressoché tutti i fabbricanti di casalinghi che hanno cercato di imitarli. Rimane, dopo più di trent’anni, la caffettiera Alessi più amata da pubblico.

Ogya è un piatto tradizionale giapponese che consiste in un riso brodoso accompagnato da verdure, pesce, carne e uova; si dice che il nome derivi dallo spagnolo “olla”, un recipiente di ceramica per cuocere stufati e minestre che i missionari spagnoli hanno portato nel paese nipponico alla fine del XVI secolo.

Capita anche a noi di avere il tempo contato, di cenare molto, troppo tardi, e di non avere la cucina sempre fornita di alimenti freschi. Quindi abbiamo provato questo astuccio per la cottura da forno o microonde di Lékué usando sia una zuppa di orzo e piselli che non necessitava di ammollo e poi un minestrone surgelato.

Basta mettere tutto nell’Ogya, zuppa o  minestra congelata, acqua e sale, facendo attenzione a rimanere dentro il livello indicato all’interno, infilare in forno e dimenticarsene per il tempo necessario; poco se usate il forno a microonde!!

Per acquistare questo prodotto clicca qui OGYA oppure vieni a trovarci presso il nostro negozio di Torino.

La Coltelleria Iori è un negozio di Torino specializzato in attrezzi e accessori di silicone per cucinare

Al rientro dalle vacanze, con gli ultimi caldi, il desiderio di stare in cucina tra i fornelli è veramente poco. Almeno per me. Il tempo di riprendere le buone abitudini di ricettine un po’ ricercate lo sento ancora lontano, l’obiettivo é trovare ricette veloci e gustose per preparare cene semplici ma allo stesso tempo invitanti. Ogni strumento adatto ad agevolare la preparazione della cena è il benvenuto e lo uso con abbondanza!

Ecco allora che tornano molto utili i cuociuova in silicone di Lekue, per preparare ottime uova in camicia senza fatica.

Avete mai provato a cucinare le uova in camicia? Io ho letto tante ricette su come si preparano alla maniera tradizionale, perchè mi piacciono molto, ma mi ha sempre frenato la complessità della preparazione: fai il vortice, versa l’uovo, raduna il bianco, controlla la temperatura! Troppo difficile e troppo alta la possibilità di insuccesso o di ritrovarsi con un uovo, si cotto e mangiabile, ma terribile a vedersi!

Da quando Lekue ha studiato questo cuociuovo in silicone invece è tutto diverso, il risultato è assicurato e la procedura veramente facile. Oltretutto hanno diverse forme e si può scegliere quella che piace di più, la mia preferita è quella a semisfera che dà l’idea di vero uovo in camicia, ma si può scegliere di presentare in tavola un uovo quadrato, cilindrico o per una cena romantica a forma di cuore!

Per preparare le uova in camicia con i cuociuova di Lekue sono necessari: uova, olio e sale.

Si possono cuocere semplici oppure aggiungere verdure, già cotte, pezzetti di prosciutto o pancetta, qualche aroma, o quello che più piace. Io le ho fatte sia semplici che con l’aggiunta di qualche zucchina cotta.

Ecco il procedimento. Ungere con un po’ d’olio il cuociuovo, l’operazione è molto semplice se la si fa con un pennello. Quindi rompere le uova e versarne una in ogni cuociuovo, aggiungere un pizzico di sale e le verdure cotte o quello che abbiamo scelto come guarnizione, se piace mettere anche un po’ di pepe.

Si possono cuocere a bagnomaria in una pentola con un po’ d’acqua, come vedete nella foto, oppure in microonde.

A bagnomaria occorrono 7-12 minuti a seconda del punto di cottura che si vuole ottenere, sopratutto per quanto riguarda il tuorlo, a me piace il tuorlo quasi liquido quindi le ho tenute 7-8 minuti. In microonde sono sufficienti 45-60 secondi. In realtà dopo alcune prove di cottura in microonde consigliamo di farlo con una potenza del forno medio-bassa, sui 400 W, e di prolungare un pochino la cottura 90-120 secondi, per evitare che si crei troppo vapore all’interno del cuocicuovo.

A questo punto le uova sono pronte, è sufficiente sformarle su di un piatto e presentarle in tavola!

 

Se volete provarci anche voi potete acquistare il cuociuovo presso il nostro negozio di Torino oppure sul sito on-line.

Presso la Coltelleria Iori di Torino potrete trovare una vasta gamma di attrezzi da cucina in silicone

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