Il nostro lavoro lo svolgiamo con passione e il blog rappresenta un modo per condurvi nella scelta dei prodotti adatti alle vostre esigenze, approfondendo alcuni argomenti come ad esempio i materiali delle pentole, i modelli dei coltelli da cucina, la manutenzione o le ricette che abbiamo sperimentato per voi.

Blog sui prodotti casalinghi e coltelli da ColtelleriaIori.it

Spesso, in cucina, ci troviamo in difficoltà perchè non abbiamo gli strumenti adatti oppure perchè usiamo gli strumenti sbagliati. Ecco un breve riepilogo di tre spelucchini da cucina che non possono mancare in casa.

SPELUCCHINO CURVO: coltello con lama di piccole dimensioni (5-7 cm circa) che serve per pelare, pulire e mondare frutta e verdura. Si differenzia da altri coltellini da cucina perchè è l’unico con cui non si può affettare. su tagliere.

Alcuni esempi di utilizzo: pulire i carciofi, dividere il cavolfiore in pezzi più piccoli, pelare le patate, pulire le patate da eventuali imperfezioni, incidere le castagne, pelare frutta e pulirla dai torsoli e molto altro ancora.

SPELUCCHINO LISCIO: coltello a lama liscia con misure che possono variare da 5 a 12 cm. Indispensabile per pelare, pulire ed affettare frutta e verdura a buccia morbida.

Alcuni esempi di utilizzo: pelare ed affettare patate, carote, cetrioli, zucchine, rape, ecc. Pelare frutta come pere, mele e pesche, privandole anche del torsolo. In alcuni casi, lo spelucchino liscio viene utilizzato per decorare oppure per pulire pesci di piccole dimensioni.

SPELUCCHINO SEGHETTATO: i coltelli da cucina seghettati sono indispensabili per alcuni tipi di alimenti che tendono a rovinare più facilmente le lame lisce. Si tratta, nello specifico, di cibi a crosta dura come pane, zucca, anguria, melone. Oppure di ortaggi con buccia liscia ma robusta come peperone, pomodoro e melanzana.

Oltre ad avere delle applicazioni pratiche come nei casi sopra citati, in generale, la lama dentata è più resistente ed il taglio dura più a lungo nel tempo.

Ad ogni modo, che sia curvo, liscio o seghettato, scegliete coltelli di qualità perchè la qualità del coltello fa la vera differenza in cucina.

 

In questo articolo tratteremo l’affilatura dei coltelli a pietra, un metodo di manutenzione del tagliente che prevede, oltre a determinate caratteristiche della pietra stessa, una certa esperienza della mano che la esegue. Questo sistema è uno dei più efficaci per ravvivare la taglienza delle lame, ma difficilmente può sostituire, se non impiegando molto tempo, il lavoro dell’arrotino. Quando un coltello è molto rovinato, ha qualche dentino o comunque il taglio si è molto arrotondato, affilarlo solo a pietra è possibile (con le pietre giuste), ma richiede molto tempo e altrettanta perizia. In questi casi è più facile e veloce rivolgersi ad un arrotino professionista ben attrezzato che con pochi euro vi riporterà il coltello a nuovo (se cercate un buon arrotino nella vostra zona guardate questo sito https://www.aaec.it).

Fatta questa necessaria premessa, in questo articolo proviamo a darvi qualche informazione di base per scegliere la pietra giusta e per imparare ad affilare i coltelli. Per chi volesse, presso il nostro negozio di Torino, siamo anche disponibili a seguirvi personalmente nella scelta della pietra più adatta alle vostre esigenze e a darvi i primi rudimenti teorici per usarla.

La pietra per affilare lavora per asportazione. Significa che ad ogni passaggio sulla pietra, viene portata via una parte dell’acciaio della lama. Il risultato di questa operazione dipende dal tipo di pietra utilizzata, dalla granulomentria della pietra e dall’angolazione che si da al coltello.

Esistono diversi tipi di pietre. Innanzitutto bisogna distinguere tra pietre naturali e le pietre sintetiche. Le pietre naturali sono ottime, spesso superiori alle sintetiche, ma a parità di granulomentria e dimensioni sono mediamente più costose. Per chi inizia, una pietra sintetica può essere il giusto compromesso prezzo/qualità.

Per definire la granulomentria delle pietre esistono diverse scale. In generale possiamo dire che tutte le scale definiscono la granulomentria calcolando la quantità di particelle abrasive presenti in un certo volume (es: particelle abrasive per centimetro quadrato). Naturalmente, più sono piccole le particelle abrasive, maggiore sarà la quantità delle stesse a parità di superfice/volume della pietra. Ne deriva che le granulometrie più alte sono quelle che hanno l’abrasivo più fine e viceversa. La scala più usata dai produttori è la scala JIS (scala giapponese). Secondo questa scala possiamo classificare le pietre in tre categorie:

  1. pietre per affilatura; tra i 200 e i 1000 JIS: sono pietre a grana grossa e media, che asportano velocemente il metallo. Le grane fino a 500/600 sono quelle più adatte ad impostare la forma del filo (bisello) con la giusta angolatura. Ovviamente queste grane grosse lasciano il filo molto ruvido per cui si ottiene un taglio poco netto, che tende a strappare. Già con la grana 1000 si ha una buona rifinitura, sufficiente per la maggior parte dei coltelli da cucina. Quasi tutte le ditte hanno nei loro cataloghi pietre che abbinano sulle due facce una grana molto grossa tra i 200 e i 400 e una grana media come la 1000 JIS. Questo tipo di pietra (300/1000) è la più indicata per chi vuole cominciare ad affilarsi i coltelli da solo.
  2. pietre per finitura; tra i 1000 e i 3000 JIS: sono pietre a grana fine, che asportano poco materiale. Adatte all’ultimo ritocco per dare quella taglienza perfetta. Sono indicate a chi ha già una pietra a grana medio-grossa e vuole fare un passo avanti, oppure, a chi non intende affilarsi da solo i coltelli, ma solo dare poche passate per ravvivarne il filo per poi portarli dall’arrotino quando questa operazione ormai non è più sufficiente.
  3. pietre per lucidatura (ultrafinitura); dai 3000 JIS in su: sono pietre a grana finissima. Asportano pochissimo metallo e lasciano una finitura perfetta con aspetto lucido. Destinate ai cuochi più esigenti, hanno senso solo se utilizzate su coltelli di altissima gamma con acciai ad alta durezza. La durezza dell’acciaio è misurata in gradi rockwell HRC e normalmente è un dato che viene fornito dall’azienda produttrice dei coltelli. Approssimativamente, un coltello di media durezza ha un valore uguale o di poco inferirore a 56/57 HCR, mentre per un coltello ad alta durezza questo valore è superiore. Noi ci sentiamo di dire che se l’acciaio del coltello da affilare non supera i 56/57 HRC di durezza non vale la pena usare una pietra oltre i 3000 JIS perchè non si percepirebbe il miglioramento. Le pietre a grana finissima possono essere utilizzate anche per l’affilatura dei rasoi a mano libera.

Oltre alla granulomentria dell’abrasivo una pietra si distingue anche per il tipo di legante da cui è costituita. A parità di granulometria, più la pietra è di alta qualità, più il legante sarà compatto e resiterà bene a sbeccature e al consumo dato dall’uso.

Infine, anche la dimensione della pietra ha la sua importanza. Più è grande la pietra, più è agevole da usare, consente passate più lunghe e da un appoggio più sicuro diminuendo il rischio di andare sugli spigoli

Nel nostro negozio online, cliccando sul questo link, potrete vedere alcune delle pietre da affilatura in vendita presso il nostro negozio.

Una volta che avete scelto la pietra giusta, si tratta di imparare ad usarla. Non è banale, ma non è nemmeno un lavoro cosi difficile da imparare. Vi ribadiamo che siamo disponibili a darvi i primi rudimenti sull’utilizzo con una dimostrazione pratica presso il nostro negozio, ma per chi non può passare a trovarci, proviamo a scrivere qualche suggerimento.

Se abbiamo a disposizione una pietra con due granulometrie o se abbiamo diversi tipi di pietre, si parte sempre dalle granulomentrie più grosse, per poi passare a granulometrie sempre più fini, fino a raggiungere il risultato desiderato. Questo però non è sempre vero, dipende da che lavoro dobbiamo fare. Se, ad esempio, dobbiamo solo ravvivare il filo di un coltello che non è particolarmente rovinato e non ha difetti (sbeccatture o dentini), è corretto partire subito con grane medie o fini (JIS 1000, 2000, 3000). Partire da una grana molto grossa su un coltello di alta qualità che ha solo il filo da rinnovare, peggiora solo la situazione e si rischia di graffiare il fianco rovinando l’estetica.

Anche quando si è alle prime armi, è consigliabile far pratica con grane medie (JIS 1000 circa), in questa maniera si impara il gesto senza fare danni eccessivi. Gli errori commessi con una grana fine saranno meno evidenti degli errori commessi con una grana grossa che asporterebbe più materiale. State tranquilli comunque, prima di rovinare definitivamente un coltello usando una pietra 1000, dovreste lavorarci diverse ore…;-). Qualsiasi errore commettiate un buon arrotino potrà porvi rimedio, riportando il coltello alla giusta forma e taglienza.

Innanzitutto la pietra va usata da bagnata. Mettetela in ammollo per qualche minuto prima di utilizzarla e tenete a portata di mano uno spruzzino o un pennello con un bicchiere, in modo da aggiungere acqua ogni volta che la pietra tende ad asciugarsi. Alcune assorbono più acqua, altre meno, lo capirete usandola. E’ utile mettere uno straccio o un vecchio asciugamano sotto la pietra per non sporcare e assorbire l’acqua in eccesso.

Alcune pietre sono già dotate di un supporto. Se la vostra non lo fosse, è utile mettere un rialzo sotto la pietra che la tenga leggermente sollevata dal piano di lavoro. Questo rende più agevole il movimento della mano che impugna il manico del coltello evitando di toccare il piano di lavoro. Esistono in commercio supporti regolabili che si adattano a diverse pietre, ma non è difficile autocostruirsi un supporto adatto alla vostra pietra con una assicella di legno spessa 2/3 cm e due fermi sui lati corti.

Possiamo porre la pietra perpendicolarmente o parallelamente al piano di lavoro, è indifferente. Forse è più facile lavorare con la pietra perpendicolare, ma sarete voi a capire come vi trovate meglio.

Il coltello va posto in diagonale rispetto alla pietra (indicativamente a 45 gradi) per sfruttare una maggiore superficie (vedi figura) e va fatto scorrere per tutta la lunghezza della pietra facendo una leggera pressione con le dita sul fianco della lama. Più o meno la pressione da fare è di 2 kg premendo quando scorrete sulla pietra in direzione del filo e rilasciando leggermente la pressione quando tornate indietro (per capire quanto sono 2 kg, potete provare a premere con le dita su una bilancia). All’inizio potete stare anche più leggeri per imparare il movimento.

Bisogna fare lo stesso numero di passaggi su entrambe le facce del coltello, ma non è importante se alternate i lati del coltello ad ogni passaggio o se ne fate prima un certo numero su un lato e poi lo stesso numero sull’altro.

La cosa più corretta sarebbe far scorrere il coltello sulla pietra per tutta la lunghezza della lama, dal tallone alla punta. Se ciò non vi risultasse facile o se il coltello fosse molto lungo, si può anche fare un pezzo alla volta, dividendo idealmente a metà la lunghezza della lama e facendo prima la parte dal tallone a metà lama e poi dalla metà alla punta (sempre attenti a fare lo stesso numero di passaggi).

L’aspetto fondamentale è l’angolo di affilatura, cioè l’inclinazione con cui si appoggia il filo del coltello sulla pietra. Mantenere lo stesso angolo di affilatura per tutta la lunghezza della lama rappresenta la parte complicata del lavoro ed è una capacità che si acquisisce con l’esperienza. Allenare la mano al gesto con coltelli di poco valore è sicuramente il modo migliore per impadronirsi della tecnica e acquisire sicurezza.

L’angolo di affilatura può variare tra i 10 e i 30 gradi a seconda della durezza dell’acciaio e dello spessore della lama. Più il coltello ha una lama sottile, più va tenuto con un angolo stretto (più piatto sulla pietra). Invece i coltelli spessi (ad esempio i coltelli trincianti, da battuto o da colpo), vanno affilati con un angolo più aperto, per ottenere un filo più robusto.

Per capire se il lavoro è stato svolto nel modo corretto, la lama deve presentarsi con una fascia di circa un millimetro per tutta la lunghezza del coltello (filo del coltello o bisello), con una lucentezza superiore rispetto al fianco del coltello che invece non deve presentare segni di abrasione o graffi.

Uno dei problemi che incontra il principiante è che il filo su cui sta lavorando è rivolto verso la pietra, per cui non può vedere con chiarezza il punto di contatto tra la lama e la pietra e capire quando sta facendo un lavoro corretto. Ecco un paio di trucchi che possono aiutare ad eseguire un filo uniforme e con la giusta angolazione:

  • incollare un nastro adesivo di carta su tutta la lunghezza della lama, lasciando scoperto solo il filo del coltello. Questo aiuterà ad evitare di graffiare il fianco della lama e ad avere un riferimento da seguire
  • in alternativa al nastro, si può colorare con un pennarello scuro una fascia di 2/3 millimetri su tutta la lunghezza del filo. Il colore non protegge la lama dai graffi, ma ci darà un riferimento, evidenziando con chiarezza il punto esatto dove stiamo asportato metallo (con il metallo la pietra rimuove anche il colore e ci consente di avere un colpo d’occhio chiaro aiutandoci a capire se stiamo tenendo la giusta angolazione).

Vi abbiamo dato qualche indicazione che deriva dalla nostra esperienza in laboratorio, senza con ciò pretendere di aver esaurito l’argomento. Speriamo comunque di avervi dato qualche spunto e di essere stati utili . Buone affilature.

Moltissimi sono i video e i testi che si trovano in rete. Vi segnaliamo un testo ben scritto e ricco di fotografie esplicative del nostro stimato collega Stefano Valesio della storica Coltelleria Valesio di Padova e un video di Mino Tsuchida, fondatore dell’azienda giapponese Global.

 

Come affilare un coltello con la pietra. Vendita online pietre per affilatura a Torino

Il marchio giapponese Global è famoso nel mondo per produrre coltelli professionali da cucina di alta qualità.

Nel nostro negozio ci occupiamo anche del servizio di affilatura. In questi ultimi anni ci è capitato di vedere arrivare coltelli marchiati Global orrendamente costruiti e sicuramente falsi. Ovviamente avvisiamo il malcapitato cliente che si tratta di un falso, ma ormai è tardi.

Abbiamo fatto qualche foto all’ultimo Global falso che è arrivato in negozio accostandolo ad un Global originale per evidenziarne le differenze. Qui vi proponiamo una piccola guida per non incorrere nell’errore di acquistare un coltello Global falso.

Premesso che, come per qualsiasi altro prodotto, valgono regole di buon senso quali: acquistare da un rivenditore del settore di sicura affidabilità, diffidare di prezzi troppo economici rispetto a quelli di listino, evitare di acquistare on-line se non si è certi della provenienza, ecc.., ecco le differenze più evidenti tra falsi e originali:

  • il marchio è grossolanamente inciso nella lama e non riporta la sigla del modello (es: G-55), la scritta “Cromova 18”, la scritta “Yoschikin – Japan”.

  • la lama del coltello falso è saldata sul manico e si vede distintamente il segno della congiunzione soprattutto sul retro del coltello.

  • Infine, oltre ad avere una qualità dell’acciaio scadente, il Global falso ha rifiniture grossolane, la satinatura del metallo irregolare, i fori sul manico verniciati anzichè bruniti e il fondo del manico non arrotondato.

Presso il nostro negozio di Torino trovate una vasta scelta di coltelli Global, oppure visitate il nostro sito alla sezione GLOBAL.

Come fare a scoprire i falsi coltelli Global a Torino

I coltelli in ceramica non sono tutti uguali.

I coltelli con lama in ceramica Ishi Ba sono il frutto di decenni di esperienza e di una tecnologia complessa che non ha pari. Sono infatti prodotti da Kyocera Corporation, azienda fondata nel 1959 a Kyoto in Giappone, oggi leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di ceramiche ad alta tecnologia.

Perchè scegliere un coltello di ceramica: consigli per l’uso, caratteristiche, vantaggi e svantaggi

Vi siete mai chiesti perché le lame Ishi Ba sono così taglienti?

Perché sono realizzate in polvere di zirconia, una sostanza di origine naturale dalla quale da decenni Kyocera ricava una ceramica ad alta performance, usata nell’industria aerospaziale, elettronica e automobilistica fino alla produzione dei più sofisticati prodotti dell’industria medicale. Si tratta di un materiale all’avanguardia caratterizzato da una elevatissima durezza, seconda solo a quella del diamante: questo permette di ottenere delle lame con un filo così sottile da garantire una taglienza impareggiabile e superiore.

Qualsiasi coltello in acciaio va periodicamente riaffilato, per poter garantire prestazioni di un certo livello. Non è così per un coltello con lama in ceramica.

Le lame in ceramica infatti, grazie alla loro impareggiabile durezza, mantengono il filo inalterato per molto tempo. Sono solo le scheggiature, dovute essenzialmente ad un uso improprio del coltello, a comprometterne le performance: idealmente un coltello Ishi Ba usato correttamente onorerà la sua funzione per molti anni.

E’ possibile affilare un coltello in ceramica? Si, nel nostro laboratorio siamo attrezzati per riaffilare i coltelli in ceramica con specifici nastri abrasivi diamantati e con mole a grana fine da finitura che riportano il tagliente pari al nuovo.

Microscheggiature sono comunque normali nell’utilizzo corrente e per lo più non ne inficiano seriamente le prestazioni: che si mantengono elevate nel tempo, circa 10 volte più di un’analoga lama in acciaio.

Inoltre sono semplici da pulire: basta passare sulla lama un panno umido e asciugare rapidamente. Non teme la ruggine come una lama in acciaio e affettatrici, grattugie o pelaortaggi possono essere lavati in lavastoviglie.

La ceramica è pura, salutare e rispettosa dell’ambiente. E’ rispettosa del nostro corpo perché non contiene metalli e soprattutto non contiene nichel,materiale estremamente allergizzante. E’ rispettosa degli alimenti che portiamo in tavola: soprattutto i più delicati (come la frutta e la verdura) non assorbono odori, né alterano il loro gusto o il loro aspetto.

La sua purezza è difficile da scalfire: le lame in ceramica non vengono attaccate dagli acidi presenti in frutta e verdura, né dalla ruggine.

Quando non usare i coltelli di ceramica

In ogni caso i coltelli di ceramica non sostituiscono totalmente i coltelli di acciaio perchè, sebbene siano perfetti per gli usi appena descritti, non sono adatti al taglio di alimenti duri ( ad esempio zucca, pane, parmigiano) o con ossa e lische, poichè si rischierebbe di spezzare o scheggiare la lama.

Se siete curiosi venite a trovarci nel nostro negozio a Torino o sul nostro negozio on-line potrete comodamente vedere tutti i coltelli di ceramica Kyocera.

La linea Torre di Ballarini unisce eccezionali performance in cottura alla preziosa funzionalità salvaspazio. Il manico si può facilmente staccare per poter riporre le padelle, occupando meno spazio, sia in frigo che negli armadi. Senza manico inoltre, le padelle possono andare in forno fino a 230°C.

Le caratteristiche della linea Torre:

  • Un unico manico per tutte le padelle. Può essere usato lo stesso manico su tutte le padelle.
  • Il manico removibile è rivestito di silicone per non graffiare la superficie delle padelle. Sostiene fino a 10 Kg
  • Fondo speciale per induzione brevettato per un rendimento ottimale.
  • SALVASPAZIO impila perfettamente le padelle per utilizzare meno spazio.
  • Rivestimento antiaderente simil-vetro CERAFORCE. Estremamente resistente.
  • Il rivestimento è prodotto senza l’uso di PFAS e non contiene nickel o metalli pesanti.
  • Adatte per induzione, gas, piastra elettrica, forno.
  • Lavabili in lavastoviglie a bassa temperatura.

Vai allo shop e guarda misure e prezzi disponibili.

A chi non piace la piadina? A noi piace parecchio e abbiamo voluto fare un esperimento: senza strutto il risultato sarà altrettanto appetitoso?

Gli ingredienti per 4 piadine sono:

6 cucchiai colmi di farina integrale

6 cucchiai di olio extra vergine di oliva

1 cucchiaino di sale

1/2 cucchiaino di lievito

acqua q.b.

Prima di tutto rimestate tutti gli ingredienti secchi (farina, lievito e sale) e poi al centro create un buco dove verserete l’olio. Poco per volta aggiungete acqua e andate a formare l’impasto. Create un salsicciotto e tagliatelo in 4 parti uguali.

Infarinate la base su cui stenderete la piadina con il mattarello e formate delle sfoglie sottili. Le nostre le abbiamo tirate fino ad avere uno spessore di 1 millimetro. Bisogna però considerare che più sottili sono è più croccanti rimangono, quindi se volete ottenere delle piadini arrotolabili, mantenetevi su uno spessore di almeno 3 cm.

Mettete a riscaldare una padella antiaderente e cuocetele su entrambi i lati per pochi minuti; le piadine richiedono una cottura velocissima, fate attenzione a non farle bruciare!

Sul nostro sito trovate una vasta scelta di pentole e padelle antiaderenti di ottima qualità, strumento indispensabile per questa semplice ricetta ma anche per preparazioni più complesse. Visita la sezione PENTOLE ANTIADERENTI

Padelle e pentole antiaderenti di alta qualità: vendita online ed in negozio a Torino presso la Coltelleria Iori

Le padelle e casseruole antiaderenti sicuramente le più diffuse nelle nostre cucine.

Quali sono le caratteristiche delle pentole in alluminio con rivestimento antiaderente? Valutiamo pro e contro

Tra le più diffuse nelle nostre cucine e nei negozi, le pentole con rivestimento antiaderente mantengono i pregi di elevata conducibilità, di leggerezza e quindi maneggevolezza e di buona robustezza come quelle in alluminio puro, eliminandone in aggiunta i due grossi difetti. Infatti le pentole in alluminio antiaderente non alterano i cibi con cui vengono a contatto, nemmeno dopo un contatto prolungato, ed è quindi possibile conservare i cibi al loro interno; ed è anche possibile lavarle in lavastoviglie, sebbene i lavaggi più aggressivi possono rovinare più velocemente il rivestimento antiaderente.

In questi ultimi anni si è molto parlato dell’antiaderente come di un rivestimento nocivo ed assolutamente da evitare, in realtà non tutte le notizie passate sui mezzi di informazione erano esatte e corrette e si è fatta un po’ di confusione; per approfondire questo specifico argomento vi rimandiamo ad un nostro precedente post che lo trattava. Qui ribadiamo che a nostro parere le pentole con rivestimento in antiaderente sono da preferire ad altre in quanto, proprio il loro rivestimento, permette di cucinare utilizzando pochi o nessun grasso, inoltre evitando che il cibo si attacchi al fondo e bruci evitano anche che si sviluppino sostanze dannose per la salute o addirittura tossiche.

Le pentole in alluminio antiaderente sono ottime per cotture veloci come le frittate e i soffritti, e per tutte quelle cotture che hanno bisogno di temperature controllate come le creme e i risotti. Nello stesso materiale si costruiscono inoltre strumenti da forno e teglie di tutte le forme e misure per la preparazione di torte e dolci.

Anche l’antiaderente ha però un difetto, ovvero la sua durata limitata nel tempo, potranno essere un paio di anni per le più economiche e “da battaglia”, quattro o cinque per quelle di media qualità, dieci o anche di più per quelle di alta qualità, ma prima o poi le pentole in alluminio antiaderente sono destinate ad essere sostituite.

Per prolungarne la durata è consigliabile seguire pochi accorgimenti:

  • dopo il primo lavaggio della pentole, asciugarla e stendere un leggero strato di olio sul fondo. Ripetere questa operazione di tanto in tanto;
  • NON utilizzare utensili metallici e NON tagliare il cibo all’interno delle pentole. Utilizzare sempre utensili in legno, plastica o silicone;
  • NON utilizzare per lavare spugnette abrasive, pagliette o spazzole metalliche. Usare invece detergenti liquidi e semplici spugne. Preferire il lavaggio a mano a quello in lavastoviglie;
  • NON surriscaldare a vuoto le pentole per non danneggiare il rivestimento ed evitare grossi sbalzi di temperatura che possono deformare il fondo;
  • sostituire le pentole quando i graffi diventano estesi perchè non sono più in grado di garantire l’antiaderenza durante la cottura.

La pagella delle padelle in alluminio antiaderente:

CONDUTTIVITÀ TERMICA: ottima – Adatto a cotture veloci (soffritti, frittate, carni e verdure saltate in padella…) oppure dove la precisione della temperatura è fondamentale (creme, dolci o risotti dove a cottura ultimata la temperatura deve scendere in fretta)

PESO E MANEGGEVOLEZZA: ottimi. Peso specifico basso, 2,7 grammi al cm3, un terzo dell’acciaio. Quindi facile da maneggiare anche su misure molto grandi.

ROBUSTEZZA: buona. Abbastanza robusto purché costruite con spessori elevati, 3-5mm é quello consigliato, perché essendo un materiale malleabile se troppo sottile potrebbe facilmente ammaccarsi o deformarsi con gli sbalzi di temperatura.

FACILITÀ DI PULIZIA: alta. Facendo attenzione a non usare pagliette abrasive. Il lavaggio in lavastoviglie è possibile, ma il lavaggio manuale preserva maggiormente il rivestimento antiaderente.

COSTO: da contenuto ad elevato. Prendendo a riferimento una casseruola da 20 cm il costo può variare dai 20 a più di 100 Euro. Variazioni di prezzo così elevate sono date dai diversi spessori e dalla diversa qualità del materiale di rivestimento utilizzato.

FACILITÀ DI REPERIMENTO: molto alta.

Innanzitutto va detto che per fabbricare pentole, casseruole o altri utensili da cucina, da usare a contatto con gli alimenti, le norme prevedono che si utilizzi alluminio puro al 99,5%.

L’alluminio è uno dei materiali più usati nella fabbricazione di pentole ma anche di altri utensili da cucina, basti pensare alle caffettiere, ma anche per articoli da forno e di design viene scelto questo materiale.

“L’alluminio è un metallo leggero ma resistente, con un aspetto grigio argento a causa del leggero strato di ossidazione che si forma rapidamente quando è esposto all’aria e che previene la corrosione in quanto non solubile. L’alluminio ha un peso specifico di circa un terzo dell’acciaio, o del rame; è malleabile, duttile e può essere lavorato facilmente; ha una eccellente resistenza alla corrosione e durata. L’alluminio è uno degli elementi più diffusi sulla terra (8,3% in peso), secondo solo a ossigeno (45,5%) e silicio (25,7%) e paragonabile al ferro (6,2%) e al calcio (4,6%). Le proprietà salienti dell’alluminio sono: basso peso specifico; alta conducibilità termica ed elettrica; elevata plasticità; eccellente duttilità e malleabilità”.

In realtà le pentole di alluminio puro erano più diffuse un tempo che oggi. Ora lo troviamo più spesso rivestito di materiale antiaderente o di ceramica, o ancora come fondo delle pentole in acciaio. Questo perché nonostante la buona conduttività termica, che consente cotture veloci e uniformi, la leggerezza e il prezzo non eccessivo, presenta alcuni inconvenienti che lo rendono poco pratico all’uso comune; mentre è ancora molto usato nelle cucine professionali.

Difetti delle pentole in alluminio

Due sono i difetti dell’alluminio, il primo è che alcuni alimenti a contatto con questo materiale si alterano (ad esempio la cipolla e il pomodoro) e che comunque il contatto prolungato dei cibi con i recipienti di alluminio è sconsigliato, quindi è buona norma togliere il cibo dalle pentole subito dopo la cottura e conservarlo in recipienti diversi. Il secondo difetto è che questo materiale tende a scurirsi con l’aria, l’uso e i lavaggi. In parte questo difetto è attenuato nell’alluminio anodizzato, un trattamento elettrochimico che viene praticato da alcune aziende produttrici di pentole e che crea una protezione, ciò nonostante è assolutamente sconsigliato il lavaggio in lavastoviglie.

Caratteristiche tecniche, vantaggi e pregi delle pentole in alluminio

CONDUTTIVITÀ TERMICA: ottima. Adatto a cotture veloci (soffritti, frittate, carni e verdure saltate in padella…) oppure dove la precisione della temperatura è fondamentale (creme, dolci o risotti dove a cottura ultimata la temperatura deve scendere in fretta).

PESO E MANEGGEVOLEZZA: ottimi. Peso specifico basso, 2,7 grammi al cm3, un terzo dell’acciaio. Quindi facile da maneggiare anche su misure molto grandi.

ROBUSTEZZA: buona. Abbastanza robusto purché costruite con spessori elevati, 3-5mm é quello consigliato, perché essendo un materiale malleabile se troppo sottile potrebbe facilmente ammaccarsi.

FACILITÀ DI PULIZIA: scarsa. Da eseguire solamente a mano senza pagliette abrasive. Non è consigliato lavare in lavastoviglie.

COSTO: contenuto. Prendendo a riferimento una casseruola da 20 cm il costo medio va dai 20 ai 40 euro a seconda di spessori e manicatura.

FACILITÀ DI REPERIMENTO: mediamente diffuse.

Acciaio, antiaderente o ghisa? O ancora alluminio, rame oppure terracotta? I materiali con cui sono fatte pentole e padelle sono davvero tanti, alcuni più tradizionali come l’alluminio e la terracotta, altri più moderni come l’antiaderente o il nuovissimo rivestimento in ceramica.

Come scegliere tra un materiale e l’altro? Qual è il più conveniente o il più duraturo? Qual è la giusta pentola per cuocere un ottimo risotto? E per l’arrosto? Per le cotture in umido oppure per i fritti?

Iniziamo con questo post ad analizzare quali sono le caratteristiche dei diversi materiali con cui vengono costruite pentole e casseruole. Cercheremo di descriverne i pregi e i difetti, analizzando sia le caratteristiche in cottura dei diversi materiali, sia la facilità o meno di manutenzione.

Innanzitutto ecco una breve panoramica dei diversi prodotti che si trovano abbastanza comunemente in commercio:

  • Pentole in alluminio;
  • Pentole in alluminio con rivestimento antiaderente;
  • Pentole in alluminio con rivestimento in ceramica;
  • Pentole in acciaio inossidabile;
  • Pentole in ghisa;
  • Pentole in rame, solitamente stagnato o con interno in acciaio;
  • Pentole in terracotta;
  • Pentole in ferro;
  • Pentole in pyrex;
  • Pentole in pietra;

Decisamente più rari, ma comunque esistenti, si trovano anche alcuni pezzi prodotti in argento e in oro! Ma noi non li abbiamo mai provati…

La prima cosa da sapere è che questi diversi materiali hanno una diversa capacità di condurre il calore e questo incide poi sulla resa in cottura!

Ecco la tabella con i valori di conduttività termica dei diversi materiali con cui si costruiscono comunemente le pentole:

La conduttività termica, che si esprime tramite una formula, misura la predisposizione di una sostanza a farsi attraversare in modo uniforme e veloce dalle variazioni di temperatura e quindi a trasmettere il calore o a creare uno strato isolante; la capacità di condurre il calore cresce con lo spessore del materiale.

Tradotto in termini pratici, in cucina, una pentola costruita con un materiale con un’alta capacità di conduzione consente di regolare la temperatura in maniera efficace, la distribuzione uniforme del calore su tutta la superficie della pentola e la riduzione del rischio di surriscaldamento e bruciature.

Diversamente una pentola con bassa capacità di condurre il calore si scalderà e trasmetterà il calore lentamente, e altrettanto lentamente tornerà a temperature più basse, ottima caratteristica per certe tipologie di cottura, ma non per tutte.

Altre caratteristiche da valutare sono sicuramente il peso e quindi la maneggevolezza della pentola, la robustezza, la facilità di pulizia, il costo e la facilità di reperimento. Nei prossimi post cercheremo di analizzare le caratteristiche dei diversi materiali per capire qual è la pentola giusta, anticipiamo già che non c’è una risposta univoca, ogni materiale ha pregi e difetti, quindi… fate la vostra scelta gente!

Presso il nostro negozio di Torino troverete una vasta scelta di pentole e casseruole in diversi materiali, oppure visitate il nostro sito on-line alle sezioni PENTOLE o CASSERUOLE.

La Coltelleria Iori di Torino è un negozio specializzato nella vendita di pentole e casseruole

 

L’onda emotiva causata da notizie imprecise riportate da alcuni mezzi di informazione ha rischiato di mettere in cattiva luce il pentolame antiaderente. Tali notizie non hanno alcun valore scientifico. Al fine di fare chiarezza e di tutelare la qualità e la sicurezza dei prodotti antiaderenti, le principali aziende italiane produttrici di pentolame antiaderente hanno pensato di dare la parola alla scienza in modo da avere un parere neutrale e definitivo.

Perchè scegliere una padella antiaderente

Nel Gennaio del 2006 l’Agenzia perla Protezione Ambientale Statunitense(EPA) chiese agli otto principali produttori mondiali di fluoropolimeri di aderire volontariamente ad un programma di riduzione progressiva delle emissioni ambientali di acido perfluoroottanoico (PFOA). Tale programma prevedeva una riduzione del 95% delle emissioni di PFOA entro il 2010 fino alla totale eliminazione entro il 2015.

Alcuni mezzi di informazione hanno confuso il PFOA con il PTFE o Teflon®, la sostanza che viene utilizzata per conferire agli utensili le proprietà di antiaderenza. In particolare il PFOA risulta essere assente nei rivestimenti antiaderenti. L’EPA stessa non ha mai messo in dubbio la sicurezza degli utensili antiaderenti che, al contrario, possono essere usati con tranquillità.

È stato scientificamente dimostrato che l’uso in cucina di pentolame antiaderente è:

1. Più sicuro per la salute delle persone perché il cibo non si attacca al fondo evitando lo sviluppo di sostanze dannose o addirittura tossiche a causa dell’effetto combinato di surriscaldamento e disidratazione.

2. Più sano per la dieta alimentare perché le pentole antiaderenti permettono di cucinare senza oli e senza grassi. Siala American Heart Associationchela National Stroke Associationsuggeriscono, infatti, l’uso di pentolame antiaderente per ridurre l’incidenza di patologie cardiovascolari.

3. Più sano per l’ambiente perché sono richieste minori quantità di acqua e detersivo per la loro pulizia.

I rivestimenti antiaderenti sono in commercio da più di 40 anni e sono sicuri per la loro destinazione d’uso. Agenzie di regolamentazione europee come l’EFSA (European Food Safety Authority), l’agenzia francese per la sicurezza alimentare AFSSA, agenzie statunitensi come la Food and Drug Administration (FDA) hanno affermato che i rivestimenti antiaderenti realizzati mediante fluoropolimeri sono sicuri per l’uso previsto in cucina.La stessa FDAha ribadito che particelle di materiale antiaderente, anche nel caso in cui vengano accidentalmente ingerite, non costituiscono un pericolo per la salute. Grazie alla loro inerzia chimica, infatti, non subiscono alcuna trasformazione ma passano inalterate all’interno dell’organismo come una fibra alimentare, risultando quindi innocue per il nostro corpo.

Per questi motivi l’uso di pentolame graffiato non comporta alcun rischio per la salute del consumatore ma al limite l’utensile andrebbe sostituito semplicemente perché esso cessa di assolvere alla sua specifica funzione di essere antiaderente, quando una parte significativa del rivestimento risulta mancante. A riprova della sua inerzia chimica e quindi della sua sicurezza, si evidenzia che il fluoropolimero utilizzato nei rivestimenti antiaderenti viene anche impiegato in chirurgia per rivestire gli stimolatori cardiaci ed anche in chirurgia toracica. La relazione dei Professori Battaglia e Fochi dell’Università di Modena e della Scuola Normale Superiore di Pisa che parla dell’argomento e altro materiale scientifico a supporto delle affermazioni fatte, può essere visionato integralmente dal sito ufficiale Ballarini al quale rimandiamo per maggiori informazioni.

Le migliori linee di antiaderenti della Ballarini le potete trovare presso il nostro negozio di Torino oppure visitando la nostra sezione pentole antiaderenti sul sito on-line.

6 consigli pratici per utilizzare correttamente utensili con rivestimento antiaderente

1. Prima di usare la pentola per la prima volta, lavatela con acqua tiepida e detersivo per i piatti. Asciugatela e stendete un velo di olio sul fondo, ripetendo questa operazione ogni tanto.

2. Non tagliare il cibo all’interno dell’utensile. È consigliabile non usare utensili metallici taglienti, preferendo l’impiego di utensili da cucina in legno, plastica o silicone. Stivare l’utensile con attenzione per preservare il rivestimento antiaderente.

3. Gli utensili antiaderenti si lavano facilmente utilizzando detergente liquido e una semplice spugna. Evitare l’impiego di utensili abrasivi come pagliette o spazzole metalliche.

4. Non riscaldare mai la padella vuota, utilizzare una fonte di calore di dimensioni che si adattano a quelle del fondo dell’utensile; centrare l’utensile sulla fonte di calore, è sempre sufficiente una fiamma moderata. Non carbonizzare mai cibi grassi.

5. Lasciare raffreddare l’utensile prima di pulirlo: gli sbalzi di temperatura possono deformare il fondo.

6. Quando le pentole sono estesamente graffiate in ogni caso il nostro consiglio è di sostituirle, perché non sono più in grado di garantire l’antiaderenza durante la cottura.

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